segnalazione cai società come cancellare

cancellazione cai società per assegni o carter carta di credito

cancellazione cai società per assegni o carter carta di credito è la cosa che nessun amministratore di una società vorrebbe trovarsi in banca.

Perchè? facile, gli bloccano le normali operazioni bancarie anche a lui come persona fisica, ritirano tutte le carte di creidto aziendali, il blocchetto degli assegni ed il fido. Vi basta?


cancellare la segnalazione cai società diventa la priorità e non è un operazione alla portata di tutti, perchè bisogna conoscere tutte le normative. Basta saperla fare quindi con l’aiuto di un esperto consulente bancario “indipendente”.

E’ un servizio svolto dallo  studio tributario Broker associati di Milano, leader in Italia nella consulenza bancaria e che opera in tutta Italia nel campo dei ricorsi bancari e per la cancellazione cai società assegni o (carter) carte di credito.

Cosa fare? 


Il primo passo è impostare un ricorso a CHI ha emesso il blocco cai società e notifica alla Banca d’italia.  Un ricorso ben impostato permette la sospensione IMMEDIATA e successiva cancellazione cai società assegni o carter ma deve essere fatto da professionisti del settore e mai da persone improvvisate o pseudo agenzie o associazioni..che non possano garantire per scritto la cancellazione.


Parlando di avvocati e tributaristi senza dubbio è meglio un professionista “specifico” che generico.
 
E forse meglio se parliamo di specialisti di diritto bancario come trovate nel nostro studio.

Come funzione il blocco cai società?


Il primo blocco cai è operato dalla banca subito dopo il protesto o mancanza fondi a partire dal 61° giorno, (+8 se su piazza e + 15 se fuori piazza) se non si è provveduto al pagamento dell’assegno per la durata di 6 mesi.

Ma ne esiste un secondo, peggiore,  emesso dalla prefettura, legge 386/90 per una durata da 24 a 60 mesi a distanza di oltre 1 anno dal protesto stesso ed al solo  scopo di infliggere una maggior punizione e una sanziona amministrativa all’utente.

Con le carte di credito e blocco cai “CARTER” è anche peggio, blocco totale per 24 mesi, segnalazione in CRIF; Experian e CTC oltre che nel circuito banca d’Italia appunto.
 

Questo modus operandi molto criticabile della p.a. è alla base del lavoro del nostro studio che si prefigge di ottenere la cancellazione cai assegni o carter con lo strumento del ricorso  già collaudato e sulla base di sentenze e precedenti ben precisi, sentenze banca d’Italia, normative Consob, e altre, il lettore vorrà scusarci se non specifichiamo le leggi  e la procedura per non essere.. sorpassati senza il dovuto corrispettivo, per un servizio così importante quanto unico.

segnalazione cai società
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quindi cosa fare per ottenere la cancellazione cai assegni società o carter ?

chiamate 02 871 671 76  o scriveteci in chat


o andate alla sezione domande compilando il form qui sotto uno dei tanti casi visionabili cliccando qu su  DICONO DI NOI 

cancellazione iscrizione segnalazione cai assegni e carte di credito

LUCA PACINI


Cos’è la CAI ( Centrale d’Allarme Interbancaria) e quali dati raccoglie? Come funziona il procedimento di protesto e segnalazione cai?
e soprattutto come procedere per la cancellazione iscrizione cai ?

La Centrale d’Allarme Interbancaria è l’archivio informatico che raccoglie i dati di assegni non pagati o delle carte di credito irregolari (CARTER) cioè utilizzate in maniera non regolare e anche protestatioppure oggetto di furto smarrimento.

La CAI viene aggiornata e consultata da Banche, Uffici Postali e finanziarie ed operatori del credito in generale

In tale archivio sono raccolte:

– Le generalità (dati anagrafici, codice fiscale, domicilio) dei soggettiche emettono assegni non coperti art. 2 da fondi o privi di autorizzazione art. 1 il caso più grave poichè interviene anche le gravi sanzioni della legge 386/90 (La Prefettura segnala da 2 a 5 anni)

– Gli estremi identificativi (coordinate, numero di assegno, importo) degli assegniemessi privi di provvista e/o senza autorizzazione;

– La generalità dei soggetti anche come titolari di impresaa cui è stata revocata l’autorizzazione all’emissione di carte di credito o di debito (bancomat) perché, ad esempio, hanno utilizzato importi che superano il fido concesso;

– I dati delle carte di pagamento (emittente, numero, scadenza) che non sono utilizzate poiché revocate nell’utilizzo e quindi segnalati nel circuito CAI CARTER per almeno 24 mesi con la conseguente revoca di qualsiasi carta posseduta o fido di conto;

– Le eventuali sanzioni amministrative applicate in caso di emissione di assegni senza autorizzazione e/o fondi a copertura (ASA) (ASP) (CAPRI);

Protesto: procedimento

Nel caso di un assegno privo di fondi, viene normalmente attiva la procedura di protesto. Il debitore che ha emesso l’assegno viene avvisato dell’inizio di tale procedura con una raccomandata con ricevuta di ritorno o con un telegramma entro 10 giorni dalla presentazione all’incasso dell’assegno.

Dopo questo avviso, il soggetto ha un cosiddetto “periodo di preavviso” di 60 giorni per poter pagare senza essere iscritto al CAI (tale beneficio del termine viene concesso solo qualora il soggetto non sia già stato protestato). In realtà non sono 60 precisi ma 60+7 o 60+15 se fuori piazza.

Se l’assegno protestato viene pagato regolarmente, occorre dimostrare il pagamento all’ufficiale giudiziale che ha elevato il protesto entro i 60 giorni successivi per evitare di incorrere in sanzioni amministrative.

Qualora il debitore invece non paghi entro i 60 giorni, sarà inserito nel circuito C.A.I .e vi rimane iscritto per 6 mesi, anche se successivamente dovesse provvedere a pagare l’assegno regolarmente. Ma come già detto esiste poi la più grave delle segnalazioni, quella della Prefettura ossia da 2 a 5 anni che viene irrogata dopo circa un ulteriore anno dalla decadenza del primo blocco cai (e nessuno te lo dice, vedasi legge 386/90)

In tal caso, il soggetto viene segnalato al Prefetto di competenza che notifica al debitore protestato il procedimento amministrativo in corso, entro  90 giorni dalla segnalazione, e gli concede 30 giorni per porre delle osservazioni a sua difesa. Eventualmente, al termine del procedimento, il Prefetto irroga una sanzione economica. Tale sanzione varia in proporzione all’importo dell’assegno. Insieme ad essa viene emesso il divieto di emettere assegni per un periodo variabile da 2 a 5 anni.

Entro e non oltre i 5 anni successivi [, viene emessa l’ingiunzione di pagamento (con cui viene chiesto il pagamento della sanzione). Contro l’ingiunzione si può fare opposizione entro 30 giorni dalla sua notifica. In caso di mancato accoglimento dell’opposizione, entro i successivi 5 anni verrà notificata una cartella esattoriale, a meno che non si sia già spontaneamente provveduto a pagare la sanzione.

La cancellazione del protesto può essere ottenuta, anche se si è pagato regolarmente, solo dopo 1 anno dal protesto, senza che ci siano stati nuovi protesti. È necessario rivolgersi al tribunale e successivamente alla camera di commercio.

Anche se non viene attivata la procedura di protesto, in caso di assegni impagati, il soggetto è comunque iscritto al CAI su segnalazione diretta della Banca o dell’ufficio postale.

luca pacini sofferenza bancaria
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Consultazione della CAI

Chiunque sia interessato personalmente a controllare la presenza dei propri dati presso la CAI, può chiederne la consultazione; lo può fare tramite le filiali della Banca (d’Italia ed in tal caso la consultazione è gratuita) oppure mediante apposite agenzie,dietro pagamento del relativo servizio e comunque con la compilazione di un apposito modulo.

Cancellazione iscrizione segnalazione CAI e carter carte di credito

In caso di assegni irregolari impagati,la segnalazione alla CAI viene automaticamente cancellata dopo 6 mesi dalla sanzione di revoca dell’emissione di assegni fermo restando quanto già detto per la Prefettura – mentre per le carte di credito permane per 24 mesi se non interviene una rettifica prima ad es. richiesta da un professionista per illegittima segnalazione.

In tutti gli altri casi per la “cancellazione iscrizione segnalazione cai “non vi sono dei termini prestabiliti ed occorre chiedere la cancellazione mediante un’apposita messa in mora, motivandone l’errata, illecita o illegittima segnalazione e rivolgendosi direttamente all’ente segnalante MA… si consiglia vivamente di farlo solo tramite un esperto del credito o tributarista specializzato in diritto bancario.

La Broker Associati & partners di Milano opera online in tutta Italia dal 2007 con garanzia del risultato per la cancellazione iscrizione segnalazione cai verificate la loro reputazione online.

Info allo 0287167176

riabilitazione creditizia, come averla

Riabilitazione Creditizia, cos è  e come averla!

BROKER ASSOCIATI & PARTNERS – MILANO

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Quanto tempo ci vuole per ottenere la riabilitazione creditizia?

 

Non hai pagato una rata del mutuo, oppure l’hai pagata in ritardo? Hai troppi debiti e non riesci a far fronte a tutti? In passato hai saltato una rata di una carta revolving?

Qualsiasi sia la tua situazione, la risposta è sempre la stessa: sei un cattivo pagatore e, per le banche e le finanziarie, non sei affidabile privato o azienda che sia e quindi non ti concedono altri crediti.

L’unica soluzione è chiedere la riabilitazione creditizia o il proprio rating in centrale rischi, crif o altre banche dati simili per poter tornare ad essere “pulito” e solvibile agli occhi di chi deve decidere se finanziarti o meno.
 
Riabilitazione creditizia e RATING bancario, se lo facciamo noi è meglio!

Sicuramente se hai navigato un po’ in internet, saprai che puoi fare da solo la richiesta di cancellazione dei dati, ma non è una procedura così semplice ed immediata e nemmeno di sicuro successo.
 
Cos’altro ti resta da fare? La risposta siano noi di Broker Associati & partnersuno STUDIO affidabile e professionale che potrà accompagnarti in questo percorso ed assisterti fino allOBIETTIVO CREDITO .

Ovviamente noi ti garantiamo la massima assistenza garantendola al 100% e la buona riuscita della tua riabilitazione creditizia, in tempi brevi.

La tempistica è una faccenda importante!

Se ti sei rivolto ad una banca o finanziaria per chiedere un prestito e ti è stato respinto a causa della segnalazione è ovvio che tu abbia necessità di liquidità, e che non puoi certamente aspettare tempi lunghi.
Affrontare da solo questa situazione ti poterebbe ad allungare i tempi e a rischiare di non ottenere mai i soldi di cui hai bisogno.

Con noi, leader in Italia nella consulenza bancaria online, tutto sarà più facile e sicuro.

Forse tu conosci solo la Centrale Rischi della Banca d’Italia, e non sai che esistono altri istituti privati che raccolgono i tuoi dati a cui fare richiesta di cancellazione per poterti riabilitare.

Cosa stati aspettando? Non lasciare che il tempo passi senza ottenere alcun beneficio, ma contattaci per una consulenza e per cercare insieme la migliore soluzione per il tuo problema.

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Cancellazione Centrale Rischi Banca d Italia e sofferenza bancaria

Cancellazione Centrale Rischi Banca d Italia e sofferenza bancaria 

Le Centrali Rischi sono degli archivi gestiti da società private e pubbliche con i dati di milioni di consumatori e aziende fornite da società di credito al consumo, banche ed intermediari finanziari. Lo scopo è assegnare un “merito creditizio” ed un rating personale (ma diciamola tutta, anche per spiarci un pò) utile per la concessione o meno di prestiti, fidi e credito. 

E’ supefluo dire che se siete qui dentro non avrete MAI un euro da nessuno e su questo siamo disposti a scommetterci tutto.

…Quindi sei spacciato? 

Se pensi di affidarvi a qualche info presa quà e là da internet o qualche amico del bar, sicuramente SI.

 

cancellazione centrale rischi
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Ma UNA STRADA ESISTE dal 13 giugno 2017 grazie ad una sentenza storica.  E ora te lo dimostriamo. 

 La “Cancellazione dalle Centrali Rischi” principali ossia Banca d’ItaliaCrif S.p.a.Experian S.p.a.CTC S.p.a.Assilea S.p.a, Cribis S.p.a.Cerved S.p.a, sono un dovere ed una possibilità quando si provvede a saldare le rate in sospeso, ma ciò non avviene subito.

I codici deontologici  e norme in vigore prevedono da 12 a 36 mesi prima di tornare in bonis. E molte volte non vengono comunque aggiornate da parte dell’intermediario (motivi a noi sconosciuti, o forse no..)  per cui si rende sempre necessario una conoscenza costante del proprio valore finanziario con l’aiuto di consulenti finanziari specializzati o rating advisor.

 ” Ma se non ho pagato posso cancellarmi dalle Centrali Rischi? “

In teoria NO,   perchè vieni messo a “sofferenza” o “perdita” (ma con il trucchetto di inserire la perdita solo un  X  % del debito)  che quindi si cancella dal mese successivo, ma.. rimane per sempre visibile per l’aktra X   ossia la differenza  a ” sofferenza ”  (una vera punizione delle banche, una condanna, diciamola tutta).

In pratica invece  SI,   ORA  puoi cancellarti ANCHE in 30GG poichè per fortuna ci ha messo una pezza la Suprema Corte di Cassazione con la delibera 14685 del 13 giugno 2017 e che trovate qui di seguito, dichiarando che la maggior parte degli intermediari finanziari non ha mai osservato le più elementari norme negli obblighi di segnalazione dei dati negativi e ritardi. Difatti la legge prescrive in base agli art. 1335 e 2727 c.c. che ove non sono state mai fatte raccomandate con ricevuta di ritorno (a poco quindi valgono le telefonate dei recuperi crediti, le cartoline postel e telegrammi,  email) e perciò si ha diritto alla cancellazione Centrale Rischi anche se il debito non lo hai mai pagato. Si hai capito bene, quindi,,verifica da solo e leggi l’articolo de ilSole24Ore (che nessuno conosce)

 

cancellazione centrale rischi
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Allora è tutto sistemato ?

 

Quando si ha un problema serio, una persona intelligente e decisa si affida  ad uno specialista. Giusto?  SOLO  facendo ricorso nelle sedi opportune, dopo aver analizzato caso per caso  con l’aiuto e la consulenza di validi professionisti  del credito e della consulenza bancaria (e non tuttologi come tanti avvocati e agenzie tuttofare) si ha la certezza di uscire dal tunnel della segnalazione a SOFFERENZA della Centrale Rischi Banca d’Italia per sempre.

Affidati  quindi  a chi per mestiere gestisce problematiche del debito dal 2007 con 12.000 casi risolti al suo attivo, leader in Italia nella consulenza bancaria integrata ONLINE

e stiamo parlando della

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o se preferisci scrivici subito e chiedi un parere gratuito sul tuo caso.

 

Lo studio di Consulenza Bancaria é composto da professionisti del credito e tributaristi, specializzati in anomalie bancarie e problemi del credito nonchè advisor finanziari per la concessione di prestiti a privati ed imprese.

Anche laddove hai  pagato parzialmente e sei sempre segnalato o qualora hai comunque ricevuto le comunicazioni corrette (un vero miracolo), sappi che vi sono molti aspetti e motivi che ti permettono comunque di ottenere la cancellazione centrale rischi,

basta parlarne, chiama o scrivici e chiedi aiuto

Non aspettarti cambiamenti a stare fermo, chiama ora .

Riprenditi subito i tuoi diritti.

 
LUCA PACINI
LUCA PACINI
 a  cura di Luca PACINI
esperto del credito e rating advisor
 
 
 
 
 
 
 
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GUARDATE LE NOSTRE RECENSIONI CLICCATE  su   “DICONO DI NOI”

sofferenza bancaria

sofferenza bancaria di Luca PACINI rating advisor presso la Broker Associati Milano – studio professionale di consulenza bancaria e tributaria

sofferenza bancaria 

Illegittima segnalazione a sofferenza – Obbligo di preavviso indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto da segnalare – Obbligo di diligente ed esaustiva istruttoria da cui evincere l’insolvenza – Non utilità di un’istruttoria effettuata ex post – Periculum in mora in re ipsa – Illecito ad effetti permanenti

La segnalazione a sofferenza di un’impresa in Centrali Rischi della Banca d’Italia deve essere preceduta dalla comunicazione di preavviso, il cui onere di avvenuta effettuazione grava sul segnalante. L’obbligo di preavviso della segnalazione sofferenza bancaria si rinviene dalle previsioni di cui all’art. 125 comma 3 TUB, di cui all’art. 4 comma 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali – Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti, e di cui alla Circolare 139 in data 11.2.1991 della Banca d’Italia; in caso di segnalazione a sofferenza, il riferimento deve essere inteso al capitolo 2, sezione II, paragrafo 1.5 della circolare 139/1991, la quale prevede che “gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza”, pur se “tale obbligo non configura in alcun modo una richiesta di consenso all’interessato per il trattamento dei suoi dati”.

L’informativa obbligatoria non può che essere intesa come preventiva, tanto è vero che la disposizione chiarisce che essa non possa essere configurata quale richiesta di consenso, essendo piuttosto finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione.

La predetta comunicazione di sofferenza bancaria è prevista indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto da segnalare, come stabilito dalla circolare 139/1991 alla sezione I (la cui rubrica è significativamente intitolata “Principi Generali”) par. 1 secondo cui “L’obbligo di segnalare alla Banca d’Italia le suddette informazioni sussiste indipendentemente dalle caratteristiche del soggetto affidato”, non venendo pertanto in rilievo il fatto che il soggetto segnalato sia o meno un consumatore.

L’istituto bancario deve attentamente procedere all’istruttoria per l’accertamento della posizione di sofferenza bancaria con la diligenza di cui all’art. 1176, comma secondo, c.c., anche in considerazione del fatto che attiva tale istruttoria unilateralmente, senza contraddittorio con la parte interessata.

La condizione di insolvenza del cliente va intesa non nell’accezione recepita dall’art. 5 della legge fallimentare, bensì come situazione di difficoltà economica che rende verosimile, ma non necessariamente attuale o già attuato, il recupero coattivo, senza escludere le possibilità di rientro o ristrutturazione del debito.

È dunque illegittima la segnalazione a sofferenza bancaria quando la banca non dimostri di aver effettuato un’istruttoria con riferimento a tutti gli indici (liquidità del soggetto, la sua capacità produttiva e reddituale, la situazione di mercato in cui opera, l’ammontare complessivo del credito, la sussistenza di procedure esecutive, di protesti o decreti ingiuntivi), limitandosi, in una sorta di automatismo che certamente contraddice la ratio delle istruzioni richiamate, a verificare solo l’inadempimento del cliente che motivava il mancato pagamento del debito contestandone l’esistenza e la quantificazione.

Alla mancanza di istruttoria non può supplirsi con una valutazione effettuata ex post fondata essenzialmente su fatti successivi a conferma della correttezza della segnalazione già avvenuta (ex ante).

Il “periculum in mora” può essere facilmente desunto da indici presuntivi, posto che la segnalazione ha proprio lo scopo di rendere edotte le banche sull’identità dei soggetti inaffidabili i quali non potranno più accedere al credito, con conseguente pregiudizio che assume il carattere dell’irreparabilità nel caso in cui la parte abbia bisogno di ricorrere a finanziamenti per lo svolgimento della propria attività imprenditoriale.

Neppure può essere negata la tutela d’urgenza per il semplice decorso del tempo dal momento in cui la segnalazione è stata effettuata, posto che essendosi al cospetto di un illecito a effetti permanenti, il danno può ragionevolmente verificarsi in un momento successivo al compimento dell’attività illegittima, nel momento cioè in cui il soggetto segnalato si trova in concreto nella necessità di dover nuovamente ricorrere al mercato del credito (ed a percepire gli effetti della illegittima segnalazione).

Accertata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza, la banca va condannata affinché provveda all’immediata cancellazione del nominativo della società istante come a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, con efficacia retroattiva.

La BROKER ASSOCIATI & partners forte di un esperienza pluriennale nel settore del contenzioso bancario può aiutarvi a capire se il vostro caso rientra nelle anomalie bancarie e consigliarvi immediatamente la soluzione.

Chiamate con fiducia 0287167176 e chiedete una prima consulenza gratuita sulla fattibilità del vostro caso.

                                a cura di Luca PACINI
esperto del credito e rating advisor

LUCA PACINI e le trappole bancarie

NEWS LETTER DIRITTO BANCARIO a cura di LUCA PACINI

RITORNA L’ANATOCISMO BANCARIO E LA TRAPPOLA SUI MUTUI CASA
COME DIFENDERSI
Con la Legge di Stabilità si è introdotta, nel corpo del Testo Unico Bancario, la Riforma dell’anatocismo
bancario : dal 1 gennaio 2014 è cessata la legittimità della tradizionale prassi bancaria di capitalizzazione
trimestrale dei conti passivi.
Si sta consolidando un fronte giurisprudenziale univoco in tutti i Tribunali d’Italia, in particolar modo nel
Tribunale di Milano che annovera decine di sentenze dal 25 marzo 2015 al 4 ottobre 2016.
Anche il Collegio di Coordinamento dell’ABF ( la “Cassazione ” di Banca D’Italia) ha approvato questa linea,
rilevando che ” la stessa Banca D’Italia per scontata l’avvenuta entrata in vigore del divieto di
anatocismo e riconosce che la delega al Cicr riguarda solo la periodicità di contabilizzazione degli interessi
e il termine per la loro esigibilita’ “.

TUTTO PERFETTO, QUINDI?
NO, MICA TANTO

La reintroduzione dell’anatocismo è avvenuta tramite la delibera del Cicr (Comitato Interministeriale Credito e
Risparmio) del 3 Agosto 2016, intitolata ” Modalità e criteri per la produzione degli interessi nelle operazioni poste
in essere nell’esercizio dell’attività bancaria ” (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10 Settembre 2016).
La Delibera attua le nuove norme sull’anatocismo previste dal secondo comma dell’art. 120 del Testo Unico
Bancario (TUB) , come riformato dall’art. 17-bis del DL 14 febbraio 2016, e ripristina l’anatocismo su base annua,
offrendo al debitore la scelta tra autorizzare l’addebito degli interessi sul conto corrente al momento in cui questi
divengono esigibili, dando attuazione alla loro capitalizzazione, oppure estinguerli entro 60 giorni ( 1 marzo) dal
momento in cui diventano esigibili con l’afflusso di nuovi capitali cash.

COME COMPORTARSI IN CONCRETO?

In questi giorni gli Istituti di credito stanno inviando ai correntisti lettere con cui invitano il cliente a sottoscrivere
un’autorizzazione preventiva da inviare entro il 1 marzo 2017 che le autorizza ad addebitare gli interessi, altri
costi sul conto ordinario, diversamente paventandogli, se il cliente non lo facesse, interessi di mora.
I correntisti devono quindi scegliere se autorizzare l’addebito degli interessi passivi maturati al 31 dicembre di
ogni anno, che così diventano capitale e producono altri interessi, oppure se estinguerli cash.
Ad esempio, se un conto affidato matura per ipotesi 1.000 euro di interessi conteggiati al 31 dicembre di ogni
anno, diventando esigibili entro il 1 marzo dell’anno successivo, o vanno estinti – quindi pagati con denaro cash
del correntista – oppure si aggiungono alla sorte capitale del fido, mettiamo per ipotesi 20.000 euro, che ricapitalizzano
per l’anno successivo 21.000 euro di nuovi interessi.
IL nostro consiglio è che il cliente non dovrebbe invece preventivamente autorizzare alcunchè, altrimenti, se lo
facesse, la banca capitalizzerebbe in automatico le competenze sul conto ordinario, compiendo ancora anatocismo.
Il cliente dovrebbe invece prelevare il 1 marzo di ogni anno l’importo corrispondente ( nel nostro esempio 1.000 euro)
dal conto ordinario e depositarlo sul conto interessi per pagare le competenze di 1.000 euro in esso addebitate.
SOLO IN QUESTO MODO NON SI SUBIREBBE PIù ANATOCISMO.

LA TRAPPOLA SUI MUTUI CASA

Si chiama clausola floor (pavimento) e definisce il tasso sotto il quale un prestito indicizzato non puÚ scendere,
indipendentemente dal valore del parametro di riferimento.
Fino all’inizio del 2015 quasi nessuna banca l’aveva prevista nei suoi contratti di mutuo perchÈ l’ipotesi che il
denaro potesse avere un costo negativo era considerata fantascientifica.
E invece è successo : l’Euribor a 1 mese è sotto lo zero per le rate che sono partite da Aprile 2015, quello a 3 mesi
da Agosto dello stesso anno. Questo significa che senza la clausola floor le banche devono dedurre il valore
dell’Euribor dallo Spread, ma non tutte lo hanno fatto, scegliendo invece di calcolare l’Euribor come se fosse pari a
zero, spesso accampando come motivazione che i sistemi informatici in automatico correggevano il valore
dell’Euribor.

COME COMPORTARSI ?

Per la stragrande maggioranza dei mutui, in cui il contratto non prevedeva un limite di discesa al tasso, con un
Reclamo si pUò ottenere dalla Banca la restituzione di quanto dovuto.
Per restituire le somme la banca ha due strade : la prima è riaccreditare quanto non dovuto, e qui non ci sono
questioni.
I problemi nascono quando la Banca sceglie di calcolare le somme come anticipata estinzione parziale, il
ricalcolo del piano di ammortamento è “velenoso” perchè spesso cambiano le condizioni contrattuali e si
creano i presupposti per ricorsi all’Arbitro bancario Finanziario.

LUCA PACINI
LUCA PACINI

info a cura di LUCA PACINI

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LUCA PACINI parla di centrali rischi e cattivi pagatori

Cancellazione Centrale Rischi: come si procede e quando se ne ha diritto, a cura di LUCA PACINI rating advisor

Guida pratica per ottenere l’eliminazione dal registro dei cattivi pagatori

Guida pratica per ottenere l’eliminazione dal registro dei cattivi pagatori

Cosa sono il SIC ed il CRIF? Il CRIF (centrale di rischio finanziario) è il principale gestore del sistema di informazioni creditizie e consiste, essenzialmente, in un archivio all’interno del quale vengono conservati i dati relativi ai finanziamenti che vengono richiesti dai privati o dalle imprese. Il SIC (Sistema di informazioni creditizie) è uno strumento che consente alle banche e alle società finanziarie di poter accedere alla posizione dei privati, valutarne l’affidabilità in base ai pregressi finanziamenti e dunque eseguire una stima reale e prospettica del loro grado si solvibilità. Tra i sistemi di informazione creditizia, contrariamente a quanto ritenuto dai più, non è possibile reperire solo informazioni dei cattivi pagatori ma finanche la posizione di coloro che hanno assunto, e assolvono con regolarità, una serie di obbligazioni.

L’iscrizione al CRIF

La registrazione al CRIF avviene con modalità differenti a seconda che il soggetto che viene iscritto sia un consumatore o un’impresa. Se si tratta di un consumatore questi viene inserito nel sistema di informazioni creditizio laddove, presa visione dell’apposita informativa, presti il suo consenso all’iscrizione oppure se il finanziamento presenti delle irregolarità nei rimborsi, anche in assenza di consenso. Se invece il soggetto è un’impresa l’iscrizione avviene a seguito della presa visione e manifestazione del consenso al trattamento dei dati. Non esiste un obbligo di manifestare il proprio consenso alla registrazione presso il Sistema di informazioni creditizie, ben potendo il consumatore negare il suo consenso all’iscrizione. Va tuttavia precisato che a fronte di tale diniego può corrispondere il rifiuto dell’istituto di concedere il finanziamento. Si precisa comunque che con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n.141 del 2010, (“Attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché’ modifiche del titolo VI del testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi”), è imposto agli istituti di credito di valutare il merito della richiesta prima di concedere il finanziamento. Tuttavia laddove vi siano informazioni negative come ritardi nei pagamenti o irregolarità nell’assolvimento di un’obbligazione scaturente da finanziamento, si viene segnalati di diritto anche in assenza della manifestazione del consenso.

Cancellazione dal CRIF

“Sono stato registrato come cattivo pagatore al CRIF, posso ottenerne la cancellazione? E come?”. A questa domanda esiste ovviamente una risposta incoraggiante, tesa soprattutto a dimostrare che il centro di informazioni creditizie può eliminare i dati in suo possesso e relativi ad un determinato consumatore laddove ricorrano determinate condizioni. I dati relativi a prestiti e finanziamenti presenti nel sistema di informazioni creditizie di CRIF sono cancellati dal centro automaticamente, anche in assenza di specifiche istanze da parte del consumatore. I tempi di cancellazione sono stabiliti dal Codice Deontologico e cambiano in base al tipo di dato. Qui, seppur sinteticamente, si riportano i tempi di cancellazione in relazione alla motivazione dell’iscrizione nel registro. Se il finanziamento è in corso di istruttoria si viene cancellati decorsi sei mesi dalla data di iscrizione, ovviamente anche in assenza di specifica istanza. Se la richiesta di finanziamento è rifiutata la cancellazione avviene dopo un mese mentre se i finanziamenti vengono rimborsati regolarmente la cancellazione avviene decorsi 36 mesi dalla data di estinzione effettiva del rapporto di credito. Nell’ipotesi in cui vi siano ritardi relativi ad una o due rate/mensilità, la cancellazione è disposta d’ufficio al termine di 12 mesi decorrenti dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano stati eseguiti sempre e con puntualità. Quando il consumatore è in ritardo di tre o più mensilità, per poter essere cancellati dal CRIF è necessario che siano passati 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, anche qui sempre a condizione che i pagamenti siano stati sempre eseguiti con puntualità. Da ultimo, se un finanziamento non viene rimborsato, la cancellazione avviene dopo 36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento.

cancellazione centrale rischi banca
cancellazione centrale rischi banca

La posizione della giurisprudenza

Giunti a questo punto dell’indagine di particolare interesse può rivelarsi la disamina della posizione della giurisprudenza sul tema della cancellazione dei consumatori (o delle imprese) dal CRIF. Trattandosi di una procedura, quella dell’iscrizione, di ampia diffusione ed oggi legislativamente tipizzata (si pensi alle novità introdotte dal D.Lgs. 141/2010 a cui sopra si è fatto riferimento) è più che mai ovvio che gli uffici giudiziari siano stati investiti di dispute che abbiano ad oggetto la materia de qua. In particolare i giudici di Piazza Cavour hanno ritenuto che “In punto di diritto si osserva che l’annotazione del nominativo presso le banche dati private rientra nell’ambito di applicazione del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 11, in forza del quale il trattamento dei dati personali deve essere effettuato con diligenza – dovendo, in particolare, i dati essere “trattati in modo lecito e secondo correttezza” (lett. a) – e deve, altresì, rispondere a requisiti di esattezza e di aggiornamento” (Cassazione civile, sez. III, 13/05/2014, (ud. 18/02/2014, dep.13/05/2014), n. 10325).

Con riferimento alla necessaria tutela della privacy, argomenta la Suprema Corte nella citata pronuncia che il criterio che deve orientare la tenuta dei predetti registri è quello della gestione delle attività pericolose, posto che “Contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, il parametro di valutazione della responsabilità non è quello dell’ordinaria diligenza, bensì quello previsto per “le attività pericolose”, richiamato dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 15, (Codice della privacy)“. L’art. 15 del codice della privacy dispone infatti che “Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali e’ tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile. Il danno non patrimoniale e’ risarcibile anche in caso di violazione dell’articolo 11“. Ancor più di recente la Corte di Cassazione si è espressa nel precludere la registrazione presso le banche dati dei pagatori laddove la medesima venga operata con superficialità o sul presupposto di un mero ritardo nel pagamento. Si legge nella sentenza cui si fa riferimento che “A ciò si aggiunga che, come innanzi rilevato, in forza delle richiamate istruzioni «l’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito». Sì che ciò che rileva è la situazione “oggettiva” di incapacità finanziaria («incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte») mentre nessun rilievo assume la manifestazione di volontà di non adempimento se giustificata da una seria contestazione sull’esistenza del titolo del credito vantato dalla banca” (Cassazione – Sezione prima – sentenza 5 marzo – 1 aprile 2009, n. 7958 Presidente Vitrone – Relatore Didone).

Dalle parole della Corte si evince che non può ritenersi satisfattivo ai fini dell’iscrizione un semplice inadempimento del debitore ma occorre che quest’ultimo verta in una “grave e non transitoria difficoltà economica“. Segnalazioni che divergano, quanto a modalità operative e sistematiche da quelle enunciate comportano una grave responsabilità degli Istituti di credito per violazione del codice della privacy, con conseguente diritto al risarcimento del danno ex art. 2050 del Codice Civile (Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’ attività pericolosa , per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno).

Conclusioni

L’iscrizione presso la centrale di rischio finanziario è funzionale a garantire l’assolvimento di determinati obblighi ma deve essere operata con prudenza e diligenza. Sebbene la legge imponga che determinati dati vadano raccolti al fine di valutare il grado di solvibilità del consumatore non può disconoscersi come detto obbligo debba essere contemperato con le esigenze di tutela della privacy, in species del disposto dell’art. 15 (vedi sopra) del d.lgs. 196/2003 la cui violazione può comportare il sorgere di un diritto al risarcimento ex art. 2050 c.c.

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LUCA PACINI
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LUCA PACINI parla di anatocismo e usura bancaria

Anatocismo e usura bancaria a cura di LUCA PACINI

CARI LETTORI, Il termine anatocismo (dal greco anà – di nuovo, e tokòs – interesse) significa la capitalizzazione degli interessi su un capitale, ossia il calcolo degli interessi sugli interessi.

Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare cioè sommare ulteriormente al capitale prestato gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati nella precedente capitalizzazione. Un po’ come quando si paga l’iva su un bene già comprensivo di imposte, tasse etc (vedi le bollette).

E L’USURA BANCARIA? anatocismo e usura bancaria

Usura bancaria o usuraio è quando un tasso d’interesse è più alto del cosiddetto “tasso soglia” quello che la Banca d’Italia stabilisce, trimestralmente, come valore del tasso massimo d’interesse, denominato “tasso soglia”, che le banche possono applicare ai loro clienti, quando gli stessi richiedano un mutuo, un prestito, un fido in conto corrente, un leasing.

Quando avviene il superamento del tasso soglia stabilito dalla Banca d’Italia, si verifica un caso di usura bancaria; in questa circostanza, i clienti che l’hanno subita possono richiedere la restituzione delle somme indebitamente pagate, come recita l’art. 1815.c.c. e l’annullamento anche degli interessi futuri.

COME FACCIO A  CAPIRE SE ESISTE  ANATOCISMO O USURA BANCARIA?

Per accertare la presenza di anatocismo o usura bancaria nel proprio conto corrente bancario occorre acquisire gli estratti conto scalari trimestrali,aelaborare una preanalisi degli scalari e far certificare l’esito della preanalisi da un ente o studio accreditato.anatocismo e usura

Per le controversie in materia bancaria è prevista la Mediazione civile ed è condizione obbligatoria prima dell’eventuale ricorso giudiziario: ciò significa che è possibile rivolgersi al giudice ordinario solo dopo aver tentato la via della mediazione.

ANATOCISMO E USURA BANCARIA: LA MEDIAZIONE CIVILE COME RIMEDIO

I costi di un procedimento di mediazione sono solo una frazione di quelli di una causa, e i tempi sono stabiliti per legge in un massimo di tre mesi contro gli anni di un giudizio ordinario.

Gran parte del contenzioso civile in materia di contratti bancari e finanziari è relativo agli interessi passivi computati per gli affidamenti, i finanziamenti e i mutui. Se l’applicazione di tassi d’interesse illeciti è suffragata da una perizia ben fatta, ottenerne il rimborso è senz’altro possibile tramite la Mediazione civile.

 

 

Anatocismo e usura bancaria su carte “revolving”: anatocismo e usura bancaria

l’uso sempre più frequente di questa forma di finanziamento, dovuta anche alla facilità con la quale si può accedere al prestito, ha portato ad un aumento esponenziale dell’offerta da parte di istituti di credito e finanziarie; si tratta, però, di prodotti con tassi d’interesse passivo molto elevati, nei quali molte volte si sono riscontrati casi di anatocismo e usura bancaria.
Anatocismo e usura bancaria su swap e derivati: anatocismo e usura bancaria

swap e derivati sono strumenti finanziari il cui valore è collegato al valore di uno o più parametri finanziari sottostanti (detti underlying). I più comuni prodotti derivati sono:

  • swap di interessi (Interest Rate Swap, IRS
  • swap di valute (Currency Swap, CS
  • swap di commodities: Un esempio comune sono gli swap sul prezzo del petrolio (Oil swaps);
  • swap di protezione dal fallimento di un’azienda (Credit Default Swap, CDS),
  • hedging: riduzione (fino all’annullamento) di una potenziale perdita (rischio finanziario);
  • trading: profitto sulla variazione di prezzo (nel tempo), assumendo un rischio finanziario.
    Tutti i flussi si eseguono in un unico mercato;
  • arbitraggio: profitto sulla differenza di prezzo fra due mercati (in un dato tempo).
    Si acquista in un mercato, e si vende il derivato o il sottostante in un altro.

Nel documento descrittivo dell’operazione l’ente emittente (spesso la banca) indica i casi in cui la banca paga il cliente in virtù del contratto derivato.

 

Quando si dice che il derivato è “disequilibrato”? anatocismo e usura bancaria

Quando la condizione in cui la banca deve pagare il cliente:

  • non esiste;anatocismo e usura bancaria
  • esiste ma in casi difficilmente verificabili;anatocismo e usura bancaria
  • il derivato in concreto addirittura non protegge dall’oscillazione.

In queste ipotesi si dice che il contratto non è equilibrato ed è in forte sfavore del cliente.

RIMEDI ALL’ANATOCISMO E ALL’USURA BANCARIA SU CONTI CORRENTI E MUTUI

 

La sentenza della corte di Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 è molto chiara a riguardo: “Occorre, in primo luogo, rilevare che in ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall’art. 1283 c.c.”. In generale tuttavia gli istituti di credito applicano gli interessi di mora su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

La Sentenza n° 24418 del 02 Dicembre 2010 emessa dalla Suprema Corte di Cassazione riunitasi a Sezioni Unite, ha affermato che l’azione di ripetizione, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta a prescrizione decennale decorrente, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Dichiarata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale, contemplata nel contratto di conto corrente bancario, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c., gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna.

L’anatocismo era considerato, fino a poco tempo fa, del tutto lecito, nonostante l’art. 1283 del codice civile preveda dei limiti ben precisi per la sua applicazione: “In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

In sostanza, l’inserimento di una clausola che preveda l’anatocismo in un rapporto di conto corrente bancario può essere considerata lecita solamente se l’anatocismo sia considerato, da sempre, come una usanza pacificamente accettata sia dai clienti che dalle banche (cosiddetto uso normativo).

Di recente la Cassazione, cambiando orientamento, con le sentenze 16/03/1999 n. 2374, 30/03/1999 n. 3096 e 11/11/1999 n. 12507, invece ha stabilito che l’anatocismo non è un uso accettato e considerato come lecito dai clienti che lo ritengono invece come una vessazione delle banche, un male minore da subire per poter aprire un conto corrente.

In altre parole significa che oggi gli interessi sugli interessi, comunemente applicati da tutte le banche nei contratti di conto corrente passivi, sono da considerare del tutto illeciti e quindi debbono essere integralmente restituiti ai correntisti dall’inizio del rapporto di conto corrente.

Sono ormai numerosi i provvedimenti di tutti i Tribunali d’Italia che, sulla scia delle sentenze della Cassazione – che sino ad oggi ha sempre confermato il rivoluzionario indirizzo antibancario – hanno imposto la restituzione degli interessi anatocistici ai correntisti.

USURA BANCARIA E LEGISLAZIONE: LA GIURISPRUDENZA MUOVE IMPORTANTI PASSI IN FAVORE DEI CONSUMATORI

Le motivazioni di una prima sentenza, emessa nel dicembre 2011 dalla Corte di Cassazione in merito all’usura bancaria, hanno aperto alle aziende a ai privati cittadini la strada del risarcimento civile.

La sentenza, nonostante l’assoluzione di tre banchieri, ha comunque configurato la possibilità di ottenere il risarcimento per la scorretta applicazione della commissione di massimo scoperto, quando la stessa va a generare tassi usurari.

Come si legge nella motivazione della sentenza, “Le circolari e le istruzioni della Banca d’Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d’Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato di usura sotto il profilo dell’elemento oggettivo”.

La stessa corte, nell’esaminare le nuove norme di regolamentazione del mercato creditizio, che hanno elevato il T.E.G. (Tasso Effettivo Globale) di credito, ha stabilito che banche e finanziarie non possono avvalersi di tali normative in caso di denuncia da parte di imprese o privati che accusino l’applicazione di interessi usurari.

Sempre la Suprema Corte di Cassazione, in una storica sentenza del 2013, ha ribadito la conseguenza di comportamenti scorretti tenuti da istituti di credito e finanziarie: “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

Come conseguenza diretta di questa sentenza, in molti contratti di mutuo nei quali erano stati applicati tassi di mora molto elevati, applicazione che dava luogo a casi acclarati di usura bancaria, l’accertamento –seguito all’opposizione al decreto ingiuntivo– dell’esistenza di questa pratica illecita ha portato l’autorità giudiziaria a concedere provvedimenti di sospensiva dell’atto di pignoramento degli immobili.

Inoltre, qualora venissero riscontrate anomalie finanziarie nei contratti da parte degli ispettori della Banca d’Italia , Banche e finanziarie possono venire sanzionate economicamente anche per importi significativi, soprattutto a seguito dell’accertamento di applicazione di tassi di interesse inquadrabili nell’usura bancaria.

 

 

NORMATIVA: anatocismo e usura bancaria

Art. 1283 c.c.: Anatocismo – In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi (att. 162).

Non consta, infatti, che le Banche agiscano sulla scorta di un uso normativo consolidato sin dalla data di entrata in vigore del codice civile, unica condizione in base alla quale la clausola anatocistica possa considerarsi valida.

Le Banche, del resto, non possono invocare in loro favore alcun “uso” formatosi e consolidatosi dopo l’entrata in vigore del codice civile, posto che nel nostro ordinamento, i c.d. usi “contra legem” non sono tollerati, come si desume agevolmente – ed a tacer d’altro – dall’art. 1 delle preleggi sulle fonti del diritto e la loro gerarchia.

 

Se ritieni che la tua banca ti abbia addebitato interessi anatocistici e vuoi ricevere maggiori informazioni su come ottenerne il rimborso con la mediazione, compila e invia il modulo di richiesta informazioni presente a lato in questa pagina.

 

LUCA PACINI
LUCA PACINI

a cura di LUCA PACINI

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Se non conosci ma vuoi conoscere il tuo valore finanziario,, te lo dice LUCA PACINI, rating advisor con alle spalle 20 anni di esperienza nel contenzioso bancario, ex mediatore del credito iscritto alla Banca d’Italia ed in ufficio legale.

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Si, hai capito bene, oggi anche per fare un contratto per  un abbonamento, avere una carta di credito, un piccolo prestito o comprare una casa, ti fanno una verifica nelle banche dati pubbliche e private e…. se non sono perfette,

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Viviamo negli anni digitali dove tutti hanno un proprio codice fiscale,  un rating, un valore non visibile e nascosto ma che ci dà un valore economico.

TI CHIEDERAI,, MA DI COSA STIAMO PARLANDO?



Stiamo parlando delle banche dati, delle centrali rischi, pubbliche e private, il forziere nascosto dove sono conservate tutte le transazioni finanziarie, i pagamenti a rate, i mutui, le carte di credito, gli assegni emessi, finanziamenti ed un infinità di dati che hai acconsentito firmando un semplice contratto del gestore telefonico o della palestra, della carta del supermercato o della banca di fiducia.

Quello che la gente non sà invece è che queste informazioni vengono usate dalle banche, finanziarie, società di erogazione piccoli prestiti e carte di credito e tutti quei soggetti che le richiedono e che  di nuovo segnalano tutte le vostre transazioni, approvazioni o rifiuti, iniziando nuovamente un circolo vizioso informazioni-credito-informazioni che premiano i più virtuosi e penalizzano chi solo una volta ha pagato in ritardo .

Ma tu ovviamente hai sempre pagato sempre tutto preciso, giusto ?!...

Nessuno di noi lo ha mai fatto, dimenticanza o problema temporaneo, abbiamo avuto tutti un ritardo di qualche pagamento, sia come privati che come imprenditori.

Quindi che succede?

Che un giorno ti viene in mente di cambiare l’auto, di comprare un elettrodomestico nuovo, di regalarti l’ultimo Iphone a rate, di comprarti una casa o auto nuova ma ti dicono che ,, NON PUOI.

Che fare ? vai da un’altra finanziaria?

Se vuoi il suicidio finanziario, fallo pure, è la scelta giusta!
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