cosa succede se non paghi la rata di mutuo

Pubblicato il 17 maggio 2018

Cosa accade nel caso in cui il debitore non paghi una o più rate del mutuo? Cosa può fare la banca per riprendersi i soldi?

L’impossibilità di procedere al rimborso della rate del mutuo è un fenomeno tutt’altro che raro. Poniamo il caso di una persona che abbia contratto un mutuo per l’acquisto della propria abitazione: nel momento in cui ha contratto il debito aveva un lavoro e dunque un reddito che gli consentiva mensilmente di far fronte al pagamento delle rate. Trascorso qualche anno e pagate regolarmente le rate del mutuo, lo sfortunato debitore si ritrova senza lavoro e, dunque, senza i soldi per far fronte al regolare pagamento. Che accade in questi casi?

In primo luogo è bene sapere che a seguito del mancato pagamento del mutuo ed a seguito di solleciti bonari, la banca si può attivare attraverso procedure esecutive per il recupero del proprio credito, pertanto se è in possesso di una garanzia reale (l’ipoteca) attiverà una procedura di espropriazione immobiliarepignorando il bene oggetto di ipoteca e mettendolo all’asta. Al contrario, nel caso in cui si era fatta rilasciare una garanzia personale (la fideiussione), la banca può procedere a soddisfarsi su qualunque bene del garante e dunque su stipendio, pensione, conto corrente, beni mobili o beni immobili (anche intestati per quota).

La banca, infatti, nel caso in cui non riceva riscontri ai solleciti bonari da parte del debitore che non procede al pagamento di una o più rate del mutuo, provvederà a classificare la posizione come “a sofferenza” e  dell’insolvenza verrà interessato l’ufficio legale per il recupero.

Il primo fenomeno giuridicamente rilevante in caso di insolvenza è la risoluzione del contratto. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è la risoluzione del contratto di mutuo?

Il primo effetto dell’inadempimento del contratto di mutuo per una o più rate è la risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento del vincolo contrattuale che lega la banca al cliente. La risoluzione ha un effetto giuridico dirompente: a seguito della risoluzione del contratto, infatti, la banca ha il diritto di chiedere al mutuatario la restituzione immediata dell’intero nonostante l’accordo originario prevedesse la restituzione in rate. La strada dello scioglimento del contratto viene percorsa solo quando non ci sono più ragioni per ritenere che il debitore pagherà più il proprio debito, sicché è più conveniente procedere subito al pignoramento per l’intero importo prestato.

Nel momento in cui la banca decide di avvalersi della clausola contrattuale che le consente di risolvere automaticamente il contratto in caso di mancato o ritardato pagamento di una o più rate, il mutuatario è obbligato a restituire subito l’intera somma ricevuta, corrispondendo, oltre l’importo delle rate già scadute, la quota di capitale residua, con gli interessi di mora al tasso convenzionale sull’intera somma dovuta, ma non anche gli interessi conglobati nelle rate a scadere.

Si tratta, però, di una opzone che le stesse banche attuano come soluzione estrema, essendo ben consapevoli che è più facile rientrare nel proprio credito facendo pagare al debitore poco per volta che non tutto in un’unica soluzione. Tanto ciò è vero che sovente le banche preferiscono accordarsi con il debitore e concordare il cosiddetto saldo e stralcio. In caso di esposizioni debitorie, infatti, il saldo e stralcio si rivela uno strumento efficace che permette di chiudere un debito con una somma inferiore rispetto all’importo originario. Esso consiste in una transazione attraverso la quale le parti interessate risolvono in via bonaria il rientro del debito in modo da ottenere da una parte, una riduzione delle somme residue che il debitore deve corrispondere alla banca (o ad altro creditore) e dall’altra, la soddisfazione più rapida delle ragioni del creditore. Per maggiori dettagli leggi Saldo e stralcio: cos’è e quali effetti produce?.

Mutuo non pagato: cosa sono le segnalazioni?

Tra le altre conseguenze negative del mancato rimborso della rate del mutuo vi sono le segnalazioni che, possono essere di due tipi:

  • segnalazione alla Crif ;
  • segnalazione Centrale Rischi della banca d’Italia che deve essere fondata su rischi concreti di assenza di liquidità non solo contingenti.

Per approfondimenti sul punto leggi Segnalazione Centrale Rischi: come difendersi.

Interessi di mora e anatocismo: come funzionano?

Il ritardo nel pagamento delle rate del mutuo può avere anche altre conseguenze per il debitore. Infatti, la nuova legge sull’anatocismo bancariostabilisce che la banca può chiedere gli interessi sugli interessi non corrisposti una sola volta all’anno sempre che si tratti di interessi moratori. In buona sostanza, se gli interessi sul capitale non possono mai produrre altri interessi, quando invece il debitore è in mora perché non ha pagato la rata, gli interessi su tale rata (detti «interessi moratori») dopo 12 mesi producono a loro volta altri interessi così aumentando le somme.

Mutuo non pagato: pignoramento ed esecuzione

Come noto il contratto di mutuo bancario viene concluso alla presenza di un notaio. In tal caso esso ha valore di titolo esecutivo: ha cioè la stessa forza di una sentenza o un decreto ingiuntivo esecutivo e consente alla banca di procedere direttamente al pignoramento. L’istituto di credito deve soltanto farlo precedere da un atto di precetto, ossia dall’intimazione al debitore di adempiere nei 10 giorni di tempo.

Alla scadenza dei 10 giorni la banca può avviare il pignoramento dei beni del debitore. Il precetto scade dopo 90 giorni dalla sua notifica al debitore e, in tal caso, la banca che voglia avviare l’esecuzione forzata deve notificarne uno nuovo.

Se invece il mutuo non è contenuto in un atto pubblico notarile, per avviare il pignoramento è necessario ottenere un titolo esecutivo, quale può essere il decreto ingiuntivo. Questo viene notificato al debitore, il quale ha 40 giorni di tempo per decidere se pagare o se fare opposizione. Con l’opposizione si avvia una vera e propria causa per contestare l’entità o l’esistenza del debito. Attualmente le contestazioni più frequenti per cercare di arginare le pretese delle banche riguardano la verifica dell’anatocismo o degli interessi usurari.

Mutuo non pagato: la garanzia ipotecaria

Se la banca ha concesso il mutuo previa iscrizione ipotecaria sull’immobile del debitore o di un terzo – detto terzo datore di ipoteca – può avviare l’esecuzione direttamente sulla casa o sul terreno ipotecato, così potendo soddisfare, in via privilegiata rispetto agli altri creditori, il proprio credito relativo alle rate scadute, agli interessi moratori maturati e alle spese sostenute con il ricavato della vendita.

Mutuo troppo alto: come ridurlo?

Se il mutuo è diventato troppo alto in relazione alla mutata situazione economica, è il caso di verificare possibili strade per cercare di ridurlo. Difatti, in determinati casi è possibile sospendere il pagamento del mutuo, come abbiamo diffusamente spiegato in Mutuo troppo alto: come risparmiare. Non sono pochi, infatti, coloro che dopo aver acceso un mutuo per l’acquisto della prima casa si trovino, poi, nelle condizioni di non riuscire a farvi fronte.

Un’alternativa altrettanto valida potrebbe essere la surroga o ancora la rinegoziazione del mutuo, per le cui caratteristiche rimandiamo a Surroga,rinegoziazione, sostituzione: quali differenze  o Come rinegoziare il mutuo con la propria banca.

Mutuo: come sospendere il pagamento delle rate

Non sono pochi coloro che dopo aver acceso un mutuo per l’acquisto della prima casa si trovino, poi, nelle condizioni di non riuscire a farvi fronte. Chi possiede una casa e sta pagando le rate non di rado si domanda se ci sia un modo per chiedere ed ottenere la sospensione del pagamento del mutuo in caso di gravi difficoltà economiche.

Infatti, per far fronte alle difficoltà economiche di chi non riesce a pagare le rate del proprio mutuo, la legge [1] ha previsto l’istituzione del c.d. Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa [2]. Il Fondo consente a chi versi in difficoltà economica di richiedere alla banca la sospensione del pagamento dell’intera rata del mutuo fino ad un massimo di due volte, per complessivi 18 mesi. La sospensione del mutuo consente, dunque, di “congelare” temporaneamente il pagamento delle rate ed ha l’effetto di prorogare la durata del contratto e delle garanzie per un periodo uguale alla durata della sospensione. Al termine della stessa, il pagamento delle rate riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente prevista dal contratto (salvo l’eventuale rinegoziazione del mutuo tra le parti).

note

[1] L. n. 244 del 24.12.2007.

[2] L’operatività del Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, di cui all’art. 2 comma 475 e ss. della l. n. 244 del 2007 (cit.) è stata avviata il 27.04.2013.

Cancellazione Centrale Rischi Banca d Italia e sofferenza bancaria

Cancellazione Centrale Rischi Banca d Italia e sofferenza bancaria 

Le Centrali Rischi sono degli archivi gestiti da società private e pubbliche con i dati di milioni di consumatori e aziende fornite da società di credito al consumo, banche ed intermediari finanziari. Lo scopo è assegnare un “merito creditizio” ed un rating personale (ma diciamola tutta, anche per spiarci un pò) utile per la concessione o meno di prestiti, fidi e credito. 

E’ supefluo dire che se siete qui dentro non avrete MAI un euro da nessuno e su questo siamo disposti a scommetterci tutto.

…Quindi sei spacciato? 

Se pensi di affidarvi a qualche info presa quà e là da internet o qualche amico del bar, sicuramente SI.

 

cancellazione centrale rischi
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Ma UNA STRADA ESISTE dal 13 giugno 2017 grazie ad una sentenza storica.  E ora te lo dimostriamo. 

 La “Cancellazione dalle Centrali Rischi” principali ossia Banca d’ItaliaCrif S.p.a.Experian S.p.a.CTC S.p.a.Assilea S.p.a, Cribis S.p.a.Cerved S.p.a, sono un dovere ed una possibilità quando si provvede a saldare le rate in sospeso, ma ciò non avviene subito.

I codici deontologici  e norme in vigore prevedono da 12 a 36 mesi prima di tornare in bonis. E molte volte non vengono comunque aggiornate da parte dell’intermediario (motivi a noi sconosciuti, o forse no..)  per cui si rende sempre necessario una conoscenza costante del proprio valore finanziario con l’aiuto di consulenti finanziari specializzati o rating advisor.

 ” Ma se non ho pagato posso cancellarmi dalle Centrali Rischi? “

In teoria NO,   perchè vieni messo a “sofferenza” o “perdita” (ma con il trucchetto di inserire la perdita solo un  X  % del debito)  che quindi si cancella dal mese successivo, ma.. rimane per sempre visibile per l’aktra X   ossia la differenza  a ” sofferenza ”  (una vera punizione delle banche, una condanna, diciamola tutta).

In pratica invece  SI,   ORA  puoi cancellarti ANCHE in 30GG poichè per fortuna ci ha messo una pezza la Suprema Corte di Cassazione con la delibera 14685 del 13 giugno 2017 e che trovate qui di seguito, dichiarando che la maggior parte degli intermediari finanziari non ha mai osservato le più elementari norme negli obblighi di segnalazione dei dati negativi e ritardi. Difatti la legge prescrive in base agli art. 1335 e 2727 c.c. che ove non sono state mai fatte raccomandate con ricevuta di ritorno (a poco quindi valgono le telefonate dei recuperi crediti, le cartoline postel e telegrammi,  email) e perciò si ha diritto alla cancellazione Centrale Rischi anche se il debito non lo hai mai pagato. Si hai capito bene, quindi,,verifica da solo e leggi l’articolo de ilSole24Ore (che nessuno conosce)

 

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Allora è tutto sistemato ?

 

Quando si ha un problema serio, una persona intelligente e decisa si affida  ad uno specialista. Giusto?  SOLO  facendo ricorso nelle sedi opportune, dopo aver analizzato caso per caso  con l’aiuto e la consulenza di validi professionisti  del credito e della consulenza bancaria (e non tuttologi come tanti avvocati e agenzie tuttofare) si ha la certezza di uscire dal tunnel della segnalazione a SOFFERENZA della Centrale Rischi Banca d’Italia per sempre.

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LUCA PACINI
LUCA PACINI
 a  cura di Luca PACINI
esperto del credito e rating advisor
 
 
 
 
 
 
 
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sofferenza bancaria

sofferenza bancaria di Luca PACINI rating advisor presso la Broker Associati Milano – studio professionale di consulenza bancaria e tributaria

sofferenza bancaria 

Illegittima segnalazione a sofferenza – Obbligo di preavviso indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto da segnalare – Obbligo di diligente ed esaustiva istruttoria da cui evincere l’insolvenza – Non utilità di un’istruttoria effettuata ex post – Periculum in mora in re ipsa – Illecito ad effetti permanenti

La segnalazione a sofferenza di un’impresa in Centrali Rischi della Banca d’Italia deve essere preceduta dalla comunicazione di preavviso, il cui onere di avvenuta effettuazione grava sul segnalante. L’obbligo di preavviso della segnalazione sofferenza bancaria si rinviene dalle previsioni di cui all’art. 125 comma 3 TUB, di cui all’art. 4 comma 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali – Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti, e di cui alla Circolare 139 in data 11.2.1991 della Banca d’Italia; in caso di segnalazione a sofferenza, il riferimento deve essere inteso al capitolo 2, sezione II, paragrafo 1.5 della circolare 139/1991, la quale prevede che “gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza”, pur se “tale obbligo non configura in alcun modo una richiesta di consenso all’interessato per il trattamento dei suoi dati”.

L’informativa obbligatoria non può che essere intesa come preventiva, tanto è vero che la disposizione chiarisce che essa non possa essere configurata quale richiesta di consenso, essendo piuttosto finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione.

La predetta comunicazione di sofferenza bancaria è prevista indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto da segnalare, come stabilito dalla circolare 139/1991 alla sezione I (la cui rubrica è significativamente intitolata “Principi Generali”) par. 1 secondo cui “L’obbligo di segnalare alla Banca d’Italia le suddette informazioni sussiste indipendentemente dalle caratteristiche del soggetto affidato”, non venendo pertanto in rilievo il fatto che il soggetto segnalato sia o meno un consumatore.

L’istituto bancario deve attentamente procedere all’istruttoria per l’accertamento della posizione di sofferenza bancaria con la diligenza di cui all’art. 1176, comma secondo, c.c., anche in considerazione del fatto che attiva tale istruttoria unilateralmente, senza contraddittorio con la parte interessata.

La condizione di insolvenza del cliente va intesa non nell’accezione recepita dall’art. 5 della legge fallimentare, bensì come situazione di difficoltà economica che rende verosimile, ma non necessariamente attuale o già attuato, il recupero coattivo, senza escludere le possibilità di rientro o ristrutturazione del debito.

È dunque illegittima la segnalazione a sofferenza bancaria quando la banca non dimostri di aver effettuato un’istruttoria con riferimento a tutti gli indici (liquidità del soggetto, la sua capacità produttiva e reddituale, la situazione di mercato in cui opera, l’ammontare complessivo del credito, la sussistenza di procedure esecutive, di protesti o decreti ingiuntivi), limitandosi, in una sorta di automatismo che certamente contraddice la ratio delle istruzioni richiamate, a verificare solo l’inadempimento del cliente che motivava il mancato pagamento del debito contestandone l’esistenza e la quantificazione.

Alla mancanza di istruttoria non può supplirsi con una valutazione effettuata ex post fondata essenzialmente su fatti successivi a conferma della correttezza della segnalazione già avvenuta (ex ante).

Il “periculum in mora” può essere facilmente desunto da indici presuntivi, posto che la segnalazione ha proprio lo scopo di rendere edotte le banche sull’identità dei soggetti inaffidabili i quali non potranno più accedere al credito, con conseguente pregiudizio che assume il carattere dell’irreparabilità nel caso in cui la parte abbia bisogno di ricorrere a finanziamenti per lo svolgimento della propria attività imprenditoriale.

Neppure può essere negata la tutela d’urgenza per il semplice decorso del tempo dal momento in cui la segnalazione è stata effettuata, posto che essendosi al cospetto di un illecito a effetti permanenti, il danno può ragionevolmente verificarsi in un momento successivo al compimento dell’attività illegittima, nel momento cioè in cui il soggetto segnalato si trova in concreto nella necessità di dover nuovamente ricorrere al mercato del credito (ed a percepire gli effetti della illegittima segnalazione).

Accertata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza, la banca va condannata affinché provveda all’immediata cancellazione del nominativo della società istante come a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, con efficacia retroattiva.

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                                a cura di Luca PACINI
esperto del credito e rating advisor